Londra, predicatore cristiano portato via dalla polizia: il caso Jesse Samuel Ngoma accende il dibattito sulla libertà religiosa

Un video diventato virale mostra il giovane evangelista di strada Jesse Samuel Ngoma circondato dagli agenti della Metropolitan Police e portato via mentre predica a Londra. “La ragione per cui mi stanno arrestando è perché predico il nome di Gesù”, afferma Ngoma nelle immagini. Ma cosa sappiamo realmente dell’accaduto?
Le immagini stanno facendo il giro del mondo cristiano.
Jesse Samuel Ngoma è un evangelista conosciuto per la sua attività di predicazione nelle strade di Londra e per i video pubblicati sui social attraverso il profilo Instagram @jessesamuelngoma, seguito da centinaia di migliaia di persone. (Instagram)
Nelle ultime ore, però, uno dei suoi video ha assunto un significato completamente diverso.
Ngoma appare circondato da diversi agenti della Metropolitan Police durante una sessione pubblica di evangelizzazione. Il suo amplificatore viene spento e il giovane viene successivamente accompagnato via dagli agenti.
“The reason I’m being arrested is because I’m preaching the name of Jesus.”
“La ragione per cui mi stanno arrestando è perché sto predicando il nome di Gesù.” (Instagram)
Cosa è accaduto a Londra
Numerosi account che hanno diffuso il video indicano Chinatown, nel centro di Londra, come luogo dell’episodio. (Instagram)
Una ricostruzione pubblicata il 10 agosto riferisce che Ngoma stava svolgendo la propria attività evangelistica in un’area nella quale erano presenti anche performer di strada. Alcune versioni circolate online sostengono inoltre che l’episodio sia avvenuto nei pressi di uno spazio frequentato dalla comunità LGBTQ+. (Truth Times)
Quest’ultimo elemento, tuttavia, deve essere trattato con prudenza.
Al momento della pubblicazione, infatti, la Metropolitan Police non risulta avere diffuso una ricostruzione pubblica dettagliata dell’intervento capace di chiarire definitivamente cosa abbia preceduto l’arresto e quale sia stata l’esatta contestazione rivolta al predicatore. (Truth Times)
Ed è una distinzione fondamentale.
Il video dimostra che Ngoma è stato fermato e portato via dagli agenti.
Dimostra anche che Ngoma interpreta l’intervento come una conseguenza della propria predicazione cristiana.
Non dimostra ancora, invece, che la motivazione giuridica ufficiale dell’arresto fosse semplicemente “aver predicato Gesù”.
Le accuse riportate online
Alcuni resoconti sostengono che gli agenti avrebbero fatto riferimento a questioni riguardanti l’ordine pubblico, a un presunto assault e a un possibile elemento di natura religiosa, e che Ngoma sarebbe stato in seguito rilasciato su cauzione.
La stessa ricostruzione che riporta tali elementi specifica però che queste circostanze non erano ancora state confermate pubblicamente dalla Metropolitan Police e che non era chiaro se Ngoma fosse stato formalmente incriminato. (Truth Times)
Fino alla pubblicazione di una dichiarazione ufficiale o di documentazione giudiziaria, quindi, presentare una di queste versioni come definitivamente accertata sarebbe prematuro.
La reazione: “Persecuzione dei cristiani”
Le immagini hanno provocato una fortissima reazione sui social.
Per molti cristiani, l’episodio è diventato il simbolo di una domanda sempre più pressante: quanto spazio rimane, nelle società occidentali, per proclamare pubblicamente una fede religiosa quando il messaggio entra in conflitto con la cultura dominante?
Tra coloro che hanno reagito pubblicamente c’è l’imprenditore britannico Samuel Leeds.
Leeds ha annunciato di aver donato 10.000 sterline a Christian Concern, organizzazione impegnata anche nella tutela legale di cristiani coinvolti in controversie sulla libertà religiosa e di espressione.
Nel suo messaggio ha collegato direttamente la donazione all’arresto di Jesse Ngoma, affermando di essere stanco di assistere a quella che considera persecuzione nei confronti dei cristiani. (X (formerly Twitter))
Il caso raggiunge anche gli Stati Uniti
Il video ha iniziato rapidamente a circolare anche al di fuori del Regno Unito.
Diversi contenuti rilanciati sui social accompagnano le immagini dell’arresto con un avvertimento rivolto direttamente agli americani:
“America, this is your warning.”
Il messaggio è chiaro: secondo questi commentatori, ciò che sta avvenendo nel Regno Unito dovrebbe essere osservato attentamente anche negli Stati Uniti perché analoghe tensioni tra libertà religiosa, libertà di parola e nuove norme culturali potrebbero emergere anche lì. (Instagram)
Al momento, tuttavia, non risultano ancora dichiarazioni ufficiali sufficientemente verificate provenienti da importanti rappresentanti politici statunitensi sul caso specifico di Jesse Ngoma.
Cosa dice la legge britannica
Il caso è particolarmente importante perché il diritto britannico tutela espressamente tanto la religione quanto la libertà di parola.
Lo Human Rights Act 1998 incorpora nel diritto britannico l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo alla libertà di pensiero, coscienza e religione, e l’articolo 10, che protegge la libertà di espressione. (Legislazione UK)
Ciò non significa che qualsiasi comportamento compiuto durante una predicazione sia automaticamente protetto: le autorità possono intervenire quando sussistono gli estremi di un reato o quando sono necessarie e proporzionate restrizioni previste dalla legge.
Ma esprimere un’opinione religiosa controversa non equivale automaticamente a commettere un reato.
Anzi, nelle proprie linee guida relative all’odio fondato sull’orientamento sessuale, il Crown Prosecution Service precisa che il semplice discutere o criticare comportamenti sessuali, oppure invitare qualcuno ad astenersi da determinate pratiche, non deve essere considerato di per sé comportamento minaccioso.
Perché si configuri l’incitamento all’odio fondato sull’orientamento sessuale, la soglia giuridica è molto più elevata: il comportamento deve essere minaccioso e accompagnato dall’intenzione di fomentare odio. (Crown Prosecution Service)
Una domanda che va oltre Jesse Ngoma
Al di là di ciò che emergerà dall’indagine, le immagini di Jesse Ngoma pongono una questione che riguarda ogni democrazia.
La libertà religiosa ha valore soltanto quando protegge convinzioni generalmente accettate? Oppure deve proteggere anche la possibilità di proclamare pubblicamente idee che una parte della società considera scomode, antiquate o perfino offensive?
Sono due cose molto diverse.
La libertà di parola non significa libertà di commettere reati. Ma allo stesso modo, il fatto che determinate convinzioni offendano qualcuno non può automaticamente trasformarle in un reato. È proprio nei casi difficili che si misura la consistenza reale di una libertà.
Attendiamo le risposte della Metropolitan Police
Per questa ragione è essenziale conoscere la versione completa delle autorità.
Quali parole avrebbe pronunciato Ngoma prima dell’intervento?
È stata presentata una denuncia?
Quale specifico reato gli è stato contestato?
È stato formalmente arrestato o soltanto temporaneamente detenuto?
È stato rilasciato su cauzione?
Sono state imposte condizioni che gli impediscono di tornare a predicare nella stessa zona?
Fino a quando questi elementi non saranno chiariti, occorre distinguere ciò che il video dimostra da ciò che viene affermato sui social. Una cosa, però, è già evidente. L’immagine di un giovane evangelista circondato dagli agenti mentre stringe la Bibbia e proclama pubblicamente il nome di Gesù ha toccato un nervo scoperto nel dibattito europeo sulla libertà religiosa.
E il caso Jesse Samuel Ngoma potrebbe essere soltanto all’inizio.