Due mogli sul pulpito: cosa dice davvero la Bibbia sul matrimonio?
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Un pastore dell'Ohio presenta la "seconda moglie" alla sua chiesa. Uno spunto per tornare all'essenziale.
C'è un momento, nei video che diventano virali, in cui si capisce che qualcosa sta per cambiare. Un microfono passa di mano, la sala trattiene il fiato, poi parte l'applauso.
In questo caso, l'applauso è arrivato dopo una frase che pochi si aspettavano di sentire durante un culto domenicale.
Israel Ford, cofondatore della LifeWorks Church di Cleveland, in Ohio, ha annunciato alla sua congregazione di vivere da tre anni con due mogli, Lydia e Shakayla. Secondo il pastore, la monogamia insegnata alla nazione "non è biblica". La prima moglie ha poi presentato la seconda come "mia sorella nel matrimonio", tra gli applausi dei presenti.
La poligamia è illegale negli Stati Uniti. Il video ha fatto il giro della rete. Il pastore non ha risposto alle domande del Christian Post, che ha riportato la notizia.
Fin qui i fatti.
Il rischio, davanti a una storia così, è duplice: ridere o indignarsi. Entrambe le reazioni sono comprensibili, ma nessuna delle due ci aiuta davvero a capire.
Proviamo allora a fare un passo indietro.
Un caso marginale, una domanda seria
Diciamolo subito: si tratta di un fenomeno marginale. Non esiste un "movimento" poligamico che stia attraversando le chiese evangeliche. È una vicenda singola, amplificata dalla viralità.
Eppure tocca una domanda che molti cristiani, e non pochi lettori laici, si sono posti almeno una volta sfogliando l'Antico Testamento.
Se Abramo, Giacobbe, Davide e Salomone avevano più mogli, perché oggi la Chiesa insegna la monogamia?
È una domanda legittima. E merita una risposta che non sia uno slogan.
La posizione del pastore, nella sua forma migliore
Proviamo ad ascoltare l'argomento di Ford senza caricature.
Chi sostiene una posizione come la sua parte da un dato reale: nella Bibbia ebraica diversi patriarchi e re hanno avuto più mogli, e il testo non sempre accompagna questi racconti con una condanna esplicita. Inoltre, osserva, nel Nuovo Testamento non si trova un versetto che dica in modo letterale "è vietato avere due mogli" per ogni credente.
Da qui la conclusione: la monogamia sarebbe una norma culturale, ereditata dal mondo greco-romano o dalla legislazione civile, più che un comando divino.
Quali siano nel dettaglio gli argomenti biblici portati da Ford durante la predicazione, le fonti disponibili non lo specificano. [DA VERIFICARE: contenuto completo dell'argomentazione teologica presentata dal pastore]
È un ragionamento che, per chi legge la Bibbia come un elenco di regole, può sembrare coerente.
Ma è proprio qui che entra in gioco la questione decisiva: come leggiamo la Scrittura?
Raccontare non significa approvare
Gli studiosi della Bibbia, da secoli, distinguono tra ciò che un testo descrive e ciò che un testo prescrive.
La Bibbia racconta l'omicidio di Abele, l'inganno di Giacobbe, l'adulterio di Davide. Nessuno ne deduce che questi gesti siano raccomandati.
Le storie dei patriarchi sono spesso storie di persone reali, con i loro limiti, dentro le culture del loro tempo. E se le si legge con attenzione, i matrimoni poligamici dell'Antico Testamento sono raramente sereni.
Pensiamo alla tensione tra Sara e Agar. Alla rivalità tra Lia e Rachele. Alle divisioni nella casa di Davide. Al cuore di Salomone che, dice il testo, venne sviato (cfr. 1 Re 11).
Il racconto biblico, senza bisogno di proclami, mostra le crepe.
E se il silenzio del testo non fosse un'approvazione, ma un invito a guardare le conseguenze?
"Al principio non fu così"
Il punto più chiaro arriva dalle parole di Gesù.
Quando i farisei lo interrogano sul divorzio, Gesù non risponde citando la prassi del suo tempo, né le concessioni della Legge. Risale più indietro. Torna all'inizio, alla creazione:
«Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne.» (Matteo 19,5-6)
Gesù cita Genesi 2,24 e lo interpreta come il progetto originario di Dio. E aggiunge che certe concessioni erano state fatte "per la durezza del vostro cuore", ma che "al principio non fu così" (cfr. Matteo 19,8).
È una chiave di lettura decisiva. L'Antico Testamento non viene cancellato, ma viene riletto alla luce dell'origine.
"I due", non "i tre". "Una sola carne": un'unione esclusiva, totale, reciproca.
Anche le lettere apostoliche vanno nella stessa direzione. Quando Paolo descrive le qualità di chi guida una comunità, indica tra l'altro che deve essere "marito di una sola moglie" (cfr. 1 Timoteo 3,2). E in Efesini 5 il matrimonio diventa immagine dell'amore unico tra Cristo e la Chiesa: un solo Sposo, una sola Sposa.
Due millenni di lettura condivisa
C'è poi un dato storico che vale la pena ricordare.
Su molte questioni i cristiani si sono divisi: sui sacramenti, sull'autorità, sulla liturgia. Cattolici, ortodossi, protestanti ed evangelici non sempre concordano.
Sulla monogamia, invece, il consenso è sorprendentemente ampio e costante, lungo i secoli e attraverso le confessioni.
Questo non rende automaticamente vera una posizione. Ma dovrebbe far riflettere chi pensa di aver scoperto, da solo, una verità che due millenni di credenti avrebbero frainteso.
La fede cristiana non si legge mai in solitudine. Si legge insieme, nella comunione con chi ci ha preceduto.
Lydia e Shakayla: le persone dietro la notizia
In tutto questo dibattito, rischiamo di dimenticare due nomi.
Lydia e Shakayla non sono un argomento teologico. Sono due donne, con una storia, delle scelte, probabilmente dei sentimenti complessi che nessun video può raccontare.
La prima moglie ha parlato della seconda come di una "sorella nel matrimonio". Non sappiamo cosa ci sia dietro quella frase: convinzione, affetto, adattamento, altro. Le fonti non lo dicono, e non spetta a noi immaginarlo.
Possiamo però porci una domanda più generale, che riguarda ogni situazione simile.
In una relazione in cui un uomo ha più mogli, la dignità e la reciprocità sono davvero uguali per tutti?
La visione biblica di "una sola carne" non è solo una regola numerica. È una promessa di uguaglianza nel dono: io sono tutto tuo, tu sei tutta mia. Un'esclusività che protegge, soprattutto chi è più vulnerabile.
Chi custodisce chi guida?
C'è infine un aspetto meno visibile, ma importante.
La LifeWorks Church sembra essere una comunità fondata localmente. [DA VERIFICARE: eventuale appartenenza a una denominazione o a una rete di chiese] Molte chiese indipendenti nascono da una passione sincera per il Vangelo e svolgono un servizio prezioso.
Ma quando un pastore non deve rendere conto a nessuno, né a un consiglio di anziani esterno né a una federazione né a una tradizione condivisa, il rischio aumenta. Non perché i pastori siano peggiori di altri, ma perché siamo tutti esseri umani.
Il Nuovo Testamento immagina leader che rispondono a qualcuno. La correzione fraterna non è un'umiliazione: è una protezione.
E forse quell'applauso in sala ci interroga: cosa succede quando una comunità smette di fare domande a chi la guida?

Una parola anche per chi non crede
Per un lettore laico, la vicenda può sembrare semplicemente una curiosità d'oltreoceano.
Eppure la risposta biblica ha una sua chiarezza anche fuori dalla fede. L'idea di un legame tra due persone, scelto liberamente, esclusivo, fondato sulla parità e sulla fedeltà, è uno dei grandi doni che la tradizione ebraico-cristiana ha lasciato alla cultura occidentale.
Non è un'imposizione arbitraria. È una visione dell'amore in cui nessuno è "uno tra tanti".
La linea biblica, in sintesi, è questa: la Scrittura racconta la poligamia, ma non la propone come modello; Gesù riporta il matrimonio al progetto originario di Dio, l'unione di un uomo e una donna in "una sola carne"; la Chiesa, in tutte le sue tradizioni, ha custodito questa lettura.
Si può dire con chiarezza. E si può dire senza disprezzo per nessuno.
Una domanda che ci riguarda
Sarebbe facile chiudere questa pagina pensando: "Per fortuna, nella mia chiesa queste cose non succedono".
Ma la vicenda di Cleveland ci lascia un interrogativo che va oltre l'Ohio, oltre la poligamia, oltre il pastore Ford.
Ognuno di noi, in fondo, legge la Bibbia con il desiderio, a volte inconsapevole, di trovarci ciò che già pensa.
Quando apro la Scrittura, cerco una conferma alle mie scelte, o sono disposto a lasciarmi cambiare da ciò che Gesù chiama "il principio"?
E tu, come leggi le pagine più difficili dell'Antico Testamento? Ti è mai capitato di trovarvi una domanda che non sapevi come affrontare? Raccontacelo nei commenti: ci piacerebbe continuare la riflessione insieme.
Fonti