Dal pulpito al Senato: un pastore a Washington, una domanda per tutti

Dal pulpito al Senato: un pastore a Washington, una domanda per tutti

Dal pulpito al Senato: un pastore a Washington, una domanda per tutti

L'elezione di Adam Hamilton in Kansas riapre un tema antico: si può servire la chiesa e la politica senza confonderle?

Un fine settimana predica alla sua comunità. Il lunedì, probabilmente, sarà in un'aula parlamentare a discutere leggi, bilanci e alleanze. È ciò che attende Adam Hamilton, 62 anni, pastore di una delle più grandi chiese metodiste unite degli Stati Uniti, appena eletto senatore del Kansas.

La notizia ha fatto il giro dei media cristiani americani. Non solo per il risultato, inatteso in uno Stato considerato a lungo saldamente repubblicano, ma per una scelta che ha sorpreso molti: Hamilton non lascerà del tutto il pulpito.

Un pastore può servire contemporaneamente una comunità e un'aula parlamentare senza che l'una condizioni l'altra? È la domanda che vogliamo esplorare, con calma e da più lati.

I fatti: cosa sappiamo e cosa no

Secondo The Christian Post, Adam Hamilton guida la Church of the Resurrection di Leawood, in Kansas, una delle più grandi comunità della Chiesa metodista unita. Candidato democratico, ha sconfitto il senatore repubblicano uscente Roger Marshall con il 50,8% contro il 46,1% dei voti. È il primo democratico eletto senatore del Kansas da quasi un secolo.

La chiesa ha comunicato che Hamilton resterà pastore principale a un quarto del tempo: predicherà tra i 12 e i 18 fine settimana l'anno. La comunità ha parlato di ruoli «distinti» tra il pulpito e il Senato.

Hamilton non è un caso isolato. Christian Daily International segnala che nella stessa tornata hanno vinto altri candidati che parlano apertamente della propria fede, come James Talarico in Texas [DA VERIFICARE: carica per cui è stato eletto Talarico]. The Christian Post riporta anche l'elezione del pastore Frederick D. Haynes III in Texas [DA VERIFICARE: se si tratti della Camera statale o di quella federale; disponibile solo titolo/abstract]. Religion News Service titola: «La sinistra religiosa è tornata» (anche in questo caso disponiamo solo dell'abstract).

Restano aperte diverse questioni:

  • chi guiderà concretamente la chiesa nei fine settimana in cui Hamilton sarà assente [DA VERIFICARE];
  • come sarà regolata la sua retribuzione pastorale rispetto alle norme sul Senato [DA VERIFICARE];
  • quali regole interne garantiranno che il pulpito non diventi tribuna elettorale [DA VERIFICARE].

Nota sulle fonti: la notizia principale proviene da una sola testata, The Christian Post, un media cristiano di orientamento conservatore. Le altre fonti confermano il quadro generale, ma due sono disponibili solo come abstract.

Le prospettive in campo

La testimonianza nella vita pubblica. Per molti, l'elezione di Hamilton è un segno positivo: un credente porta nella politica valori come la cura per il prossimo, sull'esempio del Buon Samaritano, e l'invito di Michea a praticare la giustizia e amare la misericordia. Da questo punto di vista, la fede non va tenuta in sacrestia. Va vissuta anche dove si decide il bene comune.

La tutela della chiesa. Altri, anche tra chi stima Hamilton, temono la confusione dei ruoli. Una comunità, dicono, deve poter accogliere persone di ogni orientamento politico. Se il pastore è anche senatore di un partito, chi vota diversamente potrebbe sentirsi meno a casa. Si teme anche che la predicazione, consapevolmente o no, finisca per riflettere l'agenda parlamentare.

La preoccupazione teologica. Una parte del mondo evangelico conservatore guarda con riserva alle posizioni di Hamilton, considerate teologicamente progressiste [DA VERIFICARE: quali posizioni specifiche]. Per loro la questione non è solo il doppio ruolo. È anche quale visione della fede viene portata in politica e presentata al pubblico come "cristiana".

Il segnale politico. Gli osservatori leggono il voto come un indizio più ampio: dopo decenni in cui la fede nella politica americana è stata associata soprattutto alla destra, una "sinistra religiosa" torna visibile. Per alcuni è un riequilibrio salutare. Per altri è solo un nuovo capitolo dell'uso politico della religione.

Pro e contro

Possibili aspetti positivi

  • Il pastore conosce da vicino le fatiche concrete delle persone, dal lutto alla povertà, e può portarle in aula.
  • La trasparenza del modello part-time, con una divisione dei tempi dichiarata, permette alla comunità di valutare.
  • Si mostra che la fede può convivere con il compromesso politico e il dialogo.

Possibili rischi

  • La comunità può dividersi lungo linee di partito.
  • Il tempo e le energie sono limitati: entrambi gli incarichi rischiano di essere svolti a metà.
  • La voce profetica della chiesa, chiamata a interpellare ogni potere, può indebolirsi se il suo pastore fa parte del potere.
  • Il pubblico può confondere le opinioni politiche di un senatore con l'insegnamento della chiesa.

Che cosa dice la Scrittura

Michea 6:8. Il profeta parla al regno di Giuda nell'VIII secolo a.C., in un tempo di prosperità per pochi e di ingiustizia per molti. Alla domanda su quale culto piaccia a Dio, risponde: «praticare la giustizia, amare la misericordia, camminare umilmente con il tuo Dio». Giustizia pubblica e umiltà personale stanno insieme. Nessuna delle due basta da sola.

Luca 10:25-37. Gesù racconta del Buon Samaritano a un dottore della legge che chiedeva «chi è il mio prossimo?». La risposta rovescia la domanda: non si tratta di stabilire chi merita aiuto, ma di farsi prossimo. È un appello rivolto a ogni credente, in qualunque ruolo.

Matteo 22:15-22. Farisei ed erodiani tendono un tranello a Gesù sul tributo all'imperatore. Lui risponde: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio». Lo Stato ha un ambito legittimo, ma non assoluto. L'essere umano, che porta l'immagine di Dio, appartiene anzitutto a Lui.

Atti 6:1-4. Nella chiesa di Gerusalemme nasce una tensione sulla distribuzione degli aiuti alle vedove. Gli apostoli non se ne disinteressano: affidano il servizio ad altri, per dedicarsi «alla preghiera e al ministero della Parola» (cfr. v. 4). Il testo non vieta l'impegno pubblico, ma suggerisce che i ruoli contano e le energie vanno ordinate.

Uno sguardo alla storia cristiana

Il rapporto tra ministero e politica non nasce oggi.

Martin Lutero, nel XVI secolo, parlò di due "regni" o reggimenti con cui Dio governa il mondo: quello spirituale, con la Parola, e quello temporale, con la legge e la spada. Distinti, ma entrambi sotto Dio.

Negli Stati Uniti, John Witherspoon, ministro presbiteriano, fu tra i firmatari della Dichiarazione d'indipendenza del 1776.

Nei Paesi Bassi, Abraham Kuyper, teologo riformato ed ex pastore, fu primo ministro dal 1901 al 1905. Fu sostenitore dell'idea che ogni ambito della vita, dalla famiglia allo Stato, abbia una propria sfera di responsabilità davanti a Dio.

E John Wesley, fondatore del movimento metodista da cui proviene la chiesa di Hamilton, insisteva sul legame tra fede personale e "santità sociale". Wesley però non ricoprì mai cariche politiche.

Oggi

La domanda non riguarda solo l'America. Anche in Svizzera il tema ha una storia: la Costituzione federale del 1874 riservava l'elezione al Consiglio nazionale ai cittadini laici, escludendo di fatto gli ecclesiastici. La clausola è stata superata con la nuova Costituzione del 1999 [DA VERIFICARE: articolo e dettagli della norma].

In Europa le chiese, comprese quelle evangeliche, si interrogano su come essere presenti nel dibattito pubblico senza diventare un'appendice di un partito. Molti credenti siedono in consigli comunali, cantonali e nazionali. Pochi, però, lo fanno restando guide pastorali di una comunità.

Il caso Hamilton ci invita a distinguere due domande. Primo: è legittimo che un cristiano faccia politica? La risposta della tradizione evangelica è, in genere, sì. Secondo: è saggio che un pastore lo faccia senza lasciare il pulpito? Qui le risposte divergono, ed è giusto che sia così.

Speranza

Ogni elezione passa. I mandati scadono, i partiti cambiano nome, le maggioranze si rovesciano. Ciò che il Vangelo annuncia ha un'altra durata: un Regno che non viene dalle urne, ma che chiede a ciascuno di vivere con giustizia, misericordia e umiltà dove si trova. In una chiesa, in un ufficio, in un'aula parlamentare.

Forse la vera prova per Hamilton, e per chiunque di noi abbia più ruoli, non sarà il numero di prediche o di voti in Senato. Sarà la capacità di ricordare che c'è un solo Signore e che tutti gli altri incarichi sono servizi, non troni.

E tu che cosa ne pensi? Un pastore dovrebbe lasciare il pulpito per entrare in politica, o la sua presenza in entrambi i luoghi può essere una benedizione? Raccontaci la tua opinione nei commenti.

Fonti e attendibilità

 

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