Viaggio in Israele

Dicembre 2007

RICORDI e FOTO... a cura di MARCO PACE
 

E’ sempre difficile raccontare un viaggio. Vorresti trasmettere a chi ti legge tutto quanto hai dentro, emozioni e colori sapori ed odori e confezionarlo in qualche pagina stampata diventa un’operazione di non facile riuscita.

Che dire poi di un viaggio in Israele, terra per antonomasia piena di tutto, mare e monti, deserto e vegetazione viva, guerra e pace, ricchezza grandi città ma anche popoli nomadi e tende del deserto.

Così un viaggio in Israele diventa un’avventura piena di sorprese, un’emozione che dal momento in cui poggi i piedi all’Aereoporto Ben Gurion di Tel Aviv non ti lascerà più. Se aggiungete che questo viaggio è stato fatto nelle vacanze di Natale, potete facilmente immaginare che l’attualità si fonde con la storia, la realtà che gli occhi possono vedere in Betlemme o Gerusalemme, Nazareth o Capernaum si confonde con le immagini che narrazioni e film sulla Bibbia hanno impresso nella nostra fantasia.

Il viaggio si proponeva di visitare buona parte dei luoghi di Gesù in Israele; ma come già detto Israele è più di quanto ti aspetti ed alla fine, quando con un po’ di rammarico ci si trova a tirar le somme di quanto vissuto, si scopre che sei cambiato un po’: che il silenzio del deserto, che le preghiere del muro occidentale, o muro del pianto; che il mar morto così particolare o le treccine dei bimbi già ortodossi in giovanissima età, hanno risposto a tante domande che avevi, hanno colpito i tuoi occhi e confortato la tua mente, perché leggendo e guardando capisci che Si, per forza Israele è il popolo di Dio, che questa terra ha un destino e che noi non possiamo ignorare che anche per ognuno di noi questo luogo significa e significherà sempre qualcosa.

E’ difficile mi ripeto, ma ci provo, proverò ad accompagnarvi ed a farvi capire un pò di quanto noi abbiamo vissuto, sperando di mettervi almeno un po’ di curiosità per Israele; l’Israele moderna e il popolo di Israele; sperando di suscitarvi almeno un po’ di passione e chissà perché nò voglia di visitare questo splendido paese.

Quando si arriva in Israele la tappa obbligata è Tel Aviv; sarà perché l’aeroporto non dista molto da questa città, ma quasi sempre si è destinati a passar qui le prime ore israeliane.

Tel Aviv significa letteralmente collina di primavera, è la città che non dorme, così chiamata, perché moderna e trafficata; se non sapeste che siete in Israele potreste pensare di esser ovunque. I palazzi moderni che affollano il panorama raccontano di una città nuova dove è difficile trovare quella religiosità che riempie Gerusalemme; eppure anche qui abbiamo un punto fermo che ci ricorda che non siamo in un paese qualunque: il vecchio quartiere di Jaffo. Questo piccolo borgo che sembra quasi messo per caso nell’imponente rincorrersi di grattacieli, racconta ancora di come Giona scappò dalla voce di Dio per non predicare a Ninive; ma anche di come volente o nolente dovette tornarci; racconta di Pietro e delle sue notti passati da Simone il conciatore di pelle; e così dopo poche ore già capisci che non puoi sfuggirci, e fedeli a quanto si legge, le pietre ci parlano della grandiosità di Dio in questa terra.

A Tel Aviv, abbiamo potuto, con immensa gioia, visitare l’opera portata avanti dal Pastor Jacob Damkani. Damkani, ebreo convertito a Gesù Cristo, ha costruito un centro chiamato Gilgal, nel quale porta la salvezza di Gesù; dal quale partono campagne di evangelizzazione rivolte al popolo di Dio.

Nel nostro escursus storico israeliano, incontriamo qualcosa di molto noto a noi europei, ed in più latini. Anche qui il grande impero romano ha lasciato le sue tracce: Cesarea. In questo splendido villaggio bagnato dal Mar Mediterraneo, si incontra un imponente acquedotto romano, simbolo della dominazione e della grandezza di Roma; si incontra il palazzo di Erode; grandiosità romana in terra israeliana; ciò porta alla mente le dominazioni e i popoli che son passati da qui; Assiri, Romani, Crociati, Ottomani e britannici solo per citarne alcuni. La storia passata da qui racconta di secoli di oppressioni e di rivolte, di guerre e di deportazioni; la storia ha ricondotto la terra destinata ad Abramo, al popolo di Dio: agli Ebrei. Israele ha ripreso possesso di quanto promesso da Dio, questo non possiamo ignorarlo.

Viaggiando verso il nord si raggiunge la Galilea. La regione in cui Gesù ha passato maggior tempo. E così si passa per Nazareth e Cana. Cana e Nazareth. Così vicine e così lontane. Già ai tempi gli abitanti di Cana si chiedevano se potesse venir qualcosa di buono da Nazareth, la risposta di Gesù: il suo primo miracolo!

Arrivando sul mar di Tiberiade si visitano Tiberiade e Capernaum, e se siete fortunati con il buon tempo si può anche fare una mini crociera ed attraversare questo lago provando l’ebbrezza di solcare le onde in cui pescavano i pescatori Simone ed Andrea prima di diventare discepoli.

La bellezza del paesaggio qui è inebriante. Le colline fiorite si tuffano nell’azzurrismo mar di Galilea; il fiume Giordano raggiunge la sua destinazione nel Kinneret (nome ebraico del Mar di Galilea), dopo curve e salti e larghi spazi nei quali permette ai turisti di bagnarsi di far rafting o canoa ed anche di battezzarsi, la dove battezzava Giovanni il battista. E così anche il nostro gruppo ha potuto celebrare questo momento di festa: tre partecipanti del gruppo hanno chiesto di poter esser battezzati li in Israele.

 “Che cosa impedisce che io sia battezzato?” chiedeva l’eunuco a Filippo (Atti 8:36-39), “ se tu credi con tutto il cuore è possibile!”; cosi consci di quanto la Bibbia ci insegna sono stati battezzati nel Nome del Nostro Padre Celeste, di Gesù Cristo e dello Spirito Santo tre nostri fratelli: Luca, Sara ed Anna Maria. Abbiamo condiviso insieme questo momento, e nonostante l’acqua decisamente fredda abbiamo avuto questa gioia da poter ricordare per sempre.

I cosiddetti luoghi di Gesù, in questa regione si sovrappongono ed  racchiusi in pochi chilometri ritroviamo il sito dedicato alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, al primato di Pietro ed alle Beatitudini. Bellissimi posti a ricordare bellissime storie.

Il monte delle Beatitudini è un bel sito pieno di vegetazione e di vita. Il leggere il sermone del monte sul Monte delle Beatitudini, riempiva di emozioni: la mente provava ad immaginare Gesù mentre pronunciava parole che sarebbero rimaste scolpite nei secoli; e noi protagonisti più di 2000 anni dopo ci sentivamo parte di quelle folle che nel corso della storia hanno letto e fatto proprio il messaggio diventando testimoni attuali del messaggio cristiano.

La bellezza del posto ha spinto il gruppo a vivere la natura del luogo e così siamo scesi a piedi dal monte fino alle acque del mar di Galilea, il posto era così spettacolare che qualcuno ha ben pensato di riposarsi un momento e fantasticando sul passato tra sogno e realtà ha scelto più i sogni che la realtà dato che è stata ritrovata dormiente su una roccia!! Il suo semplice commento: si sta bene qui!!

Dopo questo bizzarro episodio, il risveglio!! Nostro malgrado riscendiamo verso il sud; nello scendere la natura diventa sempre più rada; le acque sempre meno presenti: benvenuti nel deserto!!

Passare dalla vegetazione al deserto colpisce; passare dalle colline verdi a spazi sconfinati color giallo è particolare. Da qui fin giù al mar rosso è tutto deserto, interrotto da qualche oasi vero, ma tutto deserto. Eppure Israele ha scommesso su questa terra e scoprendo tecniche di conservazione d’acqua e di irrigazione riesce sempre di più a rubar terre al deserto per farne aree vivibili e zone coltivabili; anche in questo possiamo vedere piccoli miracoli del popolo di Dio.

L’esperienza di visitare Israele non è tale se non si passa una notte in un Kibbutz. Questi piccoli villaggi vennero creati dai pionieri, i primi ebrei che raggiunsero la terra d’Israele; qui cercarono di fondersi in piccole comunità dove tutto e condiviso per il bene comune.

Ebbene oramai la modernità è arriva anche qui, e sono sempre meno le persone che vivono in kibbutz, però la bella atmosfera che si respira in questi siti è unica.

E una grande famiglia dove tutti cercano di essere in sintonia tra loro, davvero una bella cosa.

Il deserto è bagnato da un piccolissimo mare, che però è un lago che separa Israele dalla Giordania. Ora, anche il più scettico dei lettori potrebbe convenire che esperienze come quelle in Israele sono ripetibili in altre parti del mondo, e pur dissentendo si potrebbe discutere; ma l’esperienza di farsi un bagno del Mar Morto è unica al mondo, solo ed unicamente qui potete viverla.

Il mar morto è chiamato in ebraico mar salato. Ecco ognuno dei due nomi è appropriato. Mar Morto perché non c’è forma di vita in questo mare, e d’altronde non potrebbe esserci data l’alta concentrazione di sale presente nelle sue acque (capito il perché del nome in ebraico?).

Nel tuffarsi in questo specchio d’acqua capite subito l’anomalia: non importa che peso abbiate, non importa se sappiate nuotare o meno. Non c’è forza o peso che tenga resterete a galla; anzi un consiglio, portatevi un bel giornale potrete leggervelo stando tranquillamente sdraiati e circondati dalle acque salate. Unica accortezza, evitate di far entrare anche una sola goccia di acqua a contatto con gli occhi è un esperienza a dir poco bruciante. Il sotto scritto l’ha provata sulla sua pelle, e vi garantisco i miei occhi hanno bruciato lungo!!!

Ma il deserto racchiude anche sorprese: due tra queste il parco di Nahal David e la rocca di Masada. Entrambi particolari. Il parco ricorda la zona in cui Davide doveva nascondersi per sfuggire alle ire di Saul, colpisce per la vegetazione fitta anche se si trova in mezzo al deserto, e la ricchezza del paesaggio è condita da numerosi stambecchi e iraci che circolano liberamente a pochi passi dai visitatori.

La rocca di Masada è un sito storico. Dapprima palazzo estivo di Erode, si trasformò in rocca per gli Ebrei che sfuggirono alla distruzione di Gerusalemme del 70 e qui, in mezzo al deserto e assediati dai romani, riuscirono a resistere fino al 73; quando non riuscendo a resistere agli attacchi nemici decisero di uccidersi per non cadere in schiavitù. In Israele viene ancora commemorata con grande orgoglio.

Deserto e Mar di Galilea, Mediterraneo e Tel Aviv, sono il preludio, il meglio arriva con l’arrivo a Gerusalemme. La città eterna. Riempirsi gli occhi del panorama più famoso del mondo, e cioè il Monte del Tempio visto dal Monte degli Ulivi è incomparabile.

Gerusalemme, la città Bianca; tutte le costruzioni devono esser fatte con una sola roccia, la roccia bianca di Gerusalemme, questo attribuisce ancora più spettacolarità a questa città.

Prima di parlare di Gerusalemme, dobbiamo attraversare un confine. Chiusa attorno la barriera difensiva, c’è Betlemme (letteralmente la casa del pane. Il governo israeliano è stato costretto a costruire una barriera difensiva a protezione della sua terra. E’ innegabile il fatto che terminata la barriera sono terminati gli attacchi suicidi. Il giorno che si ristabilirà la pace e l’ordine in questa terra la barriera scomparirà, è certo.

Betlemme è un piccolo paesino, non molto ricco. Religioni ed uomini si contendono ancora questa terra; Gesù è nato qui, e da qui con la stella e gli angeli ad annunziarlo è iniziato il suo messaggio di pace alle genti. Messaggio che è rivolto a tutti arabi o cristiani, ebrei o palestinesi.

In questa terra che attualmente non gode di un momento felice, abbiamo raccolto una piccola luce. La chiesa del pastore Khoury, che in mezzo a problemi ed ostilità porta il vangelo a queste genti. L’incontro è stato molto toccante; la moglie ha raccontato delle frequenti difficoltà  che devono affrontare, ma che, nonostante questo portano con gioia la salvezza anche in mezzo al popolo arabo. Incontrare questi fratelli è stata per tutti una grande benedizione.

Che dire di Gerusalemme, la città vecchia, dove si mischiano ebrei e cristiani, arabi e armeni è uno spettacolo; la città nuova dove la consapevolezza di esser nazione da oramai 60° permette finalmente una vita quasi normale ai suoi abitanti.

Se è difficile raccontare Israele, ancor di più lo è raccontare Gerusalemme: le vecchie mura con le numerose bellissime porte che ti permettono di entrare in città; i vari siti che ricordano, se ancora ce ne fosse bisogno, che quella è stata la terra di Davide, di Salomone, che tutta la storia è passata da qui. Il monte degli ulivi, pieno di questi rigogliosissimi alberi e il santo sepolcro che ci ricorda che Gesù è morto qui.

La tomba di Gesù. Il grande incoraggiamento, sulla porta una targa in leggo ricorda: Egli non è qui, EGLI E’ RISORTO.

Quando un po’ assonnati e stanchi si rientra, si ha subito la malinconia per questo meraviglioso posto, ed in tutti pervade il desiderio e la speranza di tornarvici il prima possibile.

Il mio racconto si chiude qui. In queste pagine ho cercato di trasmettervi il più fedelmente possibile quanto vissuto. Non ho potuto raccontarvi il rumore che il vento fa nel deserto, le facce gioiose incontrate per strada o nei kibbutz; non ho potuto farvi immedesimare nelle comunità di esseni che vivendo nel deserto hanno trasmesso l’immenso patrimonio dei testi biblici, ho dovuto tralasciare il ricordo ancora vivo della Shoah, raccontato dal museo di Yad Vashem, da dove oltre al MAI PIU’ che ogni persona stampa nel cuore, c’è la convinzione che Dio non ha permesso che il suo popolo venisse sterminato completamente, e non lo permettera mai!.

Magari vi racconterò la prossima volta dell’albero di Zaccheo nella povertà di Gerico, o dei fanghi del mar Morto che miracolosamente riparano i segni del tempo sulla pelle di chiunque. Magari un’altra volta vi parlerò della modernità di Tiberiade o dell’Università di Gerusalemme, un tempo posta a protezione della città ed ora creatrice di scienziati di fama mondiale.

Ma chissà, perché no? La prossima volta mi racconterete voi il vostro viaggio in Israele; perché spero, anzi credo, che il desiderio di farvi visitare questo paese splendido vi sia venuto.